LUNEDI’ 04 LUGLIO 2022 – dalle 16:00 alle 18:00
In diretta streaming

 

Gli ESG (Environment, Social, Governance) sono il principale strumento a disposizione di aziende ed investitori istituzionali per valutare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Seprim organizza un incontro in collaborazione con Apindustria Mantova per fare chiarezza sul tema ESG, illustrando i principali indicatori di performance e gli strumenti per  la rendicontazione non finanziaria

 

Durante l’evento saranno trattati i seguenti argomenti:

o Cosa sono gli ESG e qual è la loro importanza

o Da chi e come vengono misurati gli indicatori di perfomance non finanziaria

o Quali sono i principali strumenti di rendicontazione non finanziaria ESG

o Come recepire i criteri ESG all’interno della propria realtà aziendale

o Quali sono i vantaggi e gli impegni per l’attuazione dei principi ESG

 

Interverranno:

Pierpaolo Freddi – ESG: il futuro è domani

Sofia Colombelli – I principali strumenti per l’applicazione dei principi ESG:

o Questionari ed i portali ESG
o Indicatori GRI standard e i bilanci di sostenibilità
o Società benefit e relazione di impatto
o Altri strumenti per la sostenibilità (carbon neutral, sistemi di gestione ambientali, strumenti per l’economia circolare)

Dina Abdalla – Casi pratici di applicazione: il portale Ecovadis

Andrea Parma – Carbon footprint e Water footprint come migliorare l’impatto su emissioni di Co2 ed acqua

 

Per iscriverti all’evento, clicca qui.

GENNAIO 2022 – Riscontrata in tre cinghiali, il pericolo di diffusione della malattia nei suini italiani preoccupa tutta l’Unione Europea.

La peste suina africana (ASF o PSA) è una malattia a vettore virale che colpisce i suini provocandone la morte in 3-10 giorni. La malattia pur essendo endemica in Africa sub-sahariana, riesce solo in alcuni casi a colpire le popolazioni suine europee: appena 8 casi di focolai registrati in oltre 20 anni. Nonostante la discreta rarità dei casi riscontrati, soprattutto grazie alle misure di controllo messe in atto dall’Unione Europea, la peste suina africana rappresenta un senbile pericolo per l’allevamento in quanto in grado di diffondersi rapidamente e portare alla morte dell’animale in pochi giorni.

 

La malattia non colpisce l’uomo ma solamente maiali e cinghiali, soprattutto se selvatici o allo stato brado e si diffonde con estrema facilità negli allevamenti attraverso:

 

Si manifesta ed evolve molto rapidamente dopo l’infezione generando febbre, calo dell’appetito, paralisi e convulsioni fino a portare alla morte dell’animale. La sua diffusione negli allevamenti è un grande rischio per l’approvvigionamento del settore alimentare e soprattutto per il mercato nazionale delle carni.

 

Finora la sola regione italiana coinvolta nella PSA è stata la Sardegna, territorio in cui la malattia è dichiarata endemica dal 1978 ma il 07 gennaio scorso sono stati riscontrati tre casi di cinghiali morti di peste suina africana in Piemonte (Alessandria) e Liguria (Genova e Savona). Complice la notevole crescita della popolazione di cinghiali selvatici degli ultimi anni, la situazione ha da subito messo in allerta le autorità sanitarie che hanno provveduto a delimitare l’area infetta e definire le misure da attuare per contrastare la diffusione del virus.

 

L’UE di pronta risposta ha esteso alle regioni Piemonte e Liguria un piano speciale di controllo attraverso la Decisione di esecuzione (UE) 2022/28 della Commissione del 10/01/2022. Tali misure emergenziali prevedono azioni di prevenzione e controllo come:

In aggiunta a tali obblighi, sono state diffuse prescrizioni come:

GENNAIO 2022 – Approvata in data 08.10.2021 la proposta della Commissione Europea per bandire l’E171 come additivo alimentare dopo il parere negativo dell’Efsa sulla sua sicurezza per l’organismo umano. Il Reg UE 2022/63 lo vieta definitivamente dal 07 febbraio 2022.

Il 6 Maggio 2021 L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha pubblicato un parere scientifico in cui si pone in chiara evidenza il potere genotossico e cancerogeno di uno dei più diffusi coloranti alimentari bianchi (E171). A seguito di un’attenta valutazione condotta prendendo in esame migliaia e migliaia di studi a livello internazionale, il Biossido Titanio (TiO2) si è mostrato in grado di danneggiare il materiale genetico delle cellule dell’organismo umano. In particolare, la sua natura nanoparticellare lo rende facilmente assorbibile dalle pareti delle mucose gastrointestinali con conseguente possibilità di accumulo nell’organismo in cui può interagire con il DNA e sviluppare effetti cancerogeni. Per tale motivo, l’additivo alimentare classificato come E171, che contiene circa il 50% di sostanza in forma nanoparticellare, è considerato ufficialmente non sicuro per i consumatori.

 

In quanto sospetto genotossico, non è possibile definire una dose giornaliera accettabile (DGA) per questo additivo che non ha altro destino che essere bandito dall’uso alimentare.

Già nel 2019 la Francia aveva deciso di vietarlo per qualsiasi utilizzo all’interno degli alimenti in quanto da anni ritenuto dall’ANSES (l’Agenzia Francese di Sicurezza Alimentare) nocivo, tossico e cancerogeno.

L’08/10/2021, dopo una forte pressione sulla Commissione Europea, in contrasto con le opposizioni delle lobby industriali e con l’aiuto di diversi altri Stati Membri è stata approvata definitivamente la proposta di divieto in tutto il territorio UE.

Il biossido di titanio nelle produzioni alimentari è usato quasi esclusivamente con la funzione di colorante; si può trovare infatti in salse, creme, confetti, caramelle, dolciumi e altri prodotti di pasticceria che entro i primi sei mesi del 2022 dovranno trovare un’alternativa in sua sostituzione.

Con il Regolamento UE 2022/63, la Commissione Europea vieta l’utilizzo di E171 nella preparazione di alimenti (inclusi integratori alimentari e chewing-gum) a partire dal 7 febbraio 2022, disponendo che le scorte di prodotti realizzati prima di questa data possano essere immessi sul mercato solamente fino al 07.08.2022.

Ancora nessuna notizia sulla possibilità di vietarlo anche nei prodotti cosmetici e nella produzione di farmaci (pastiglie, dentifrici, deodoranti, trucchi e creme), oppure come additivo nella formulazione di plastiche e altri prodotti destinati al contatto con gli alimenti (MOCA) in cui è ben diffuso.

L’ECHA (Agenzia Chimica Europea) ad oggi considera il biossido di titano come “sospetto cancerogeno”, condizione che potrebbe portare prossimamente al suo inserimento in Candidate List secondo il regolamento REACH.

GENNAIO 2022 – Dal 24 marzo in vigore il nuovo Reg. UE 2021/382 che integra il primo regolamento del pacchetto igiene (Reg. CE 852/04).

Tra le novità principali: un approfondimento dell’autocontrollo relativo al rischio di contaminazione da allergeni, l’introduzione del concetto di “cultura della sicurezza” e un approfondimento delle regole per la redistribuzione degli alimenti.

Dodici anni dopo l’ultima revisione del 2009, la Commissione Europea ha emanato il 3 marzo 2021 un significativo aggiornamento al Regolamento CE n°852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari cardine del cosiddetto “pacchetto igiene”.

Ufficialmente in vigore dal 24 marzo 2021 questo aggiornamento introduce importanti novità in materia di:

 

ALLERGENI

<< Le attrezzature, i veicoli e/o i contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio di sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze di cui all’allegato II del regolamento (UE) n. 1169/2011 non devono essere utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio di alimenti che non contengono tali sostanze o prodotti a meno che tali attrezzature, veicoli e/o contenitori non siano stati puliti e controllati almeno per verificare l’assenza di eventuali residui visibili di tali sostanze o prodotti >>

 

Con l’obbiettivo di sensibilizzare tutti gli attori della filiera, il regolamento sottolinea l’importanza della gestione del rischio di contaminazione crociata con sostanze in grado di provocare allergie anche alle fasi diverse dalla sola produzione. L’attenzione del legislatore, infatti, si focalizza soprattutto sulle fasi accessorie alla produzione come il trasporto e lo stoccaggio affidandosi sempre all’autocontrollo per la gestione di un rischio particolarmente significativo; basti ricordare che la contaminazione di alimenti con allergeni non dichiarati in etichetta è ancora una delle principali cause di ritiro e richiamo dei prodotti.

 

CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Sempre mantenendo uno sguardo ad ampio spettro su tutta la filiera, il nuovo regolamento introduce ufficialmente nella legislazione europea il concetto di cultura della sicurezza alimentare e definisce una serie di requisiti e obbiettivi che l’OSA è tenuto a portare a termine per il suo sviluppo e la diffusione a qualsiasi figura coinvolta. L’obiettivo è quello di promuovere un’adeguata formazione, sensibilizzazione e presa di coscienza da parte di chi manipola gli alimenti sui rischi per la sicurezza dei consumatori.

 

<< 1. Gli operatori del settore alimentare devono istituire e mantenere un’adeguata cultura della sicurezza alimentare, e fornire prove che la dimostrino, rispettando i requisiti seguenti:

  1. impegno da parte della dirigenza, conformemente al punto 2, e di tutti i dipendenti alla produzione e alla distribuzione sicure degli alimenti;
  2. ruolo guida nella produzione di alimenti sicuri e nel coinvolgimento di tutti i dipendenti in prassi di sicurezza alimentare;
  3. consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell’impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e

dell’importanza della sicurezza e dell’igiene degli alimenti;

  1. comunicazione aperta e chiara tra tutti i dipendenti dell’impresa, nell’ambito di un’attività e tra attività

consecutive, compresa la comunicazione di deviazioni e aspettative;

  1. disponibilità di risorse sufficienti per garantire la manipolazione sicura e igienica degli alimenti.

 

  1. L’impegno da parte della dirigenza deve comprendere le azioni seguenti:
  2. garantire che i ruoli e le responsabilità siano chiaramente comunicati nell’ambito di ogni attività dell’impresa alimentare;
  3. mantenere l’integrità del sistema di igiene alimentare quando vengono pianificate e attuate modifiche;
  4. verificare che i controlli vengano eseguiti puntualmente e in maniera efficiente e che la documentazione sia aggiornata;
  5. garantire che il personale disponga di attività di formazione e di una supervisione adeguate;
  6. garantire la conformità con i pertinenti requisiti normativi;
  7. incoraggiare il costante miglioramento del sistema di gestione della sicurezza alimentare dell’impresa tenendo conto, ove opportuno, degli sviluppi scientifici e tecnologici e delle migliori prassi. >>

 

 

REDISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI

Al fine di promuovere e regolamentare la food security e favorire quindi l’accesso e la redistribuzione degli alimenti alle categorie più bisognose, il legislatore ha definiti i criteri base di igiene e sicurezza alimentare che devono rispettare i prodotti oggetto di donazione o altre azioni di solidarietà. L’attenzione a tal proposito è posta sulle responsabilità degli OSA che cedono gli alimenti e sull’onere di verifica da parte di chi li riceve o manipola.

 

Se le novità legislative a proposito della redistribuzione degli alimenti e della lotta agli sprechi possono riguardare solo i soggetti direttamente coinvolti, le nuove disposizioni in materia di gestione degli allergeni e, soprattutto, di sviluppo della cultura della sicurezza alimentare, rappresentano uno stimolo significativo per l’aggiornamento dei manuali HACCP e dei piani di miglioramento delle aziende del settore.

 

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32021R0382&qid=1614876135049

https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/reg-ue-2081-382-gestione-allergeni-cultura-della-sicurezza-redistribuzione-alimenti

 

Plastisac srl è un’azienda mantovana che dal 1961 produce film e sacchetti derivanti dal polietilene per diversi settori industriali e commerciali, destinati al contatto alimentare e non, come film in bobina, bobine pre tagliate, fogli, e borse da asporto.

Plastisac offre imballaggi altamente personalizzabili mediante procedimento di stampa flessografica fino a 6 colori e l’intero reparto produttivo si concentra nella sola ed unica sede di Mantova. Negli anni il reparto è stato costantemente rinnovato con l’inserimento di macchinari all’avanguardia e con l’implementazione di strutture tecniche di supporto per garantire la massima sicurezza dei lavoratori. Oggi all’interno della struttura si contano ben 7 estrusori.

 

OBIETTIVI

Plastisac crede fortemente che il settore degli imballaggi flessibili debba essere sempre più orientato a politiche di sostenibilità e di economia circolare dato l’impatto che questa attività può avere sull’ambiente.

Negli anni l’azienda si è impegnata nel promuovere iniziative strettamente connesse alla sostenibilità ambientale nelle scelte produttive e nelle modalità di fabbricazione e nel 2011 Plastisac ha installato un impianto fotovoltaico per auto – produrre energia green. Attraverso l’energia solare e accorgimenti volti a migliorare l’efficienza dei macchinari e a garantire la tracciabilità degli imballaggi in PE, Plastisac è stata la prima ed unica in Italia nel settore dell’imballo flessibile a stipulare un accordo con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la riduzione della carbon footprint dei sacchetti in plastica per la raccolta dei rifiuti. L’azienda effettua anche un riciclaggio continuo del polietilene utilizzato per la fabbricazione del packaging.

Con l’obiettivo di proporre sul mercato linee di imballaggi caratterizzati da elevati standard di sostenibilità a livello ambientale, Plastisac Srl ha avviato una ricerca per individuare nuove soluzioni tecnologiche che permettessero un contenimento degli impatti del prodotto sul cambiamento climatico attraverso una significativa riduzione delle emissioni di CO2  e degli altri gas serra correlati al ciclo di vita dei propri prodotti, contribuendo alla realizzazione di una catena di fornitura più sostenibile.

 

SOLUZIONE

Al fine di orientare le scelte dei clienti verso soluzioni più sostenibili, Plastisac ha conseguito la certificazione UNI EN ISO 14067:2018 Carbon Footprint Systematic Approach per calcolare e comunicare l’impronta di carbonio dei prodotti aziendali.

La Carbon Footprint di un prodotto permette di calcolare le emissioni di gas ad effetto serra attribuibili ad un prodotto esprimendole in Kg di CO2 equivalenti, quantificandone l’impatto sul cambiamento climatico lungo tutto il suo ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime, ai processi produttivi impiegati, fino allo smaltimento finale del prodotto. L’attività e le modalità di calcolo e di comunicazione della carbon footprint sono definite dalla norma ISO 14067 che attualmente costituisce il principale standard di riferimento del mercato.

Con il supporto di Seprim, Plastisac ha sviluppato un proprio modello di calcolo per quantificare le emissioni di CO2 connesse alla produzione di imballaggi simili e nello studio pilota è stata esaminata una tipologia di sacchetto appartenente alla classe dei sacchetti in polietilene ad uso non alimentare.

Dallo studio è emerso che l’impatto maggiore del prodotto è determinato delle materie prime impiegate, pari al 50% del totale. La politica energetica di Plastisac, che prevede l’acquisto esclusivamente di energia proveniente da fonti rinnovabili certifcate, consente di ridurre l’impatto delle fasi di lavorazione sul cambiamento climatico del sacchetto dal 5% – 10 % a zero. Il trasporto di materie prime, del prodotto finale e quello connesso alle lavorazioni di finitura, impatta per 2-3% mentre la fase di destinazione finale degli imballaggi per il 30%, valore che diminuisce significativamente nel momento in cui l’imballaggio viene riciclato.

I risultati dell’analisi dell’impronta di carbonio saranno utilizzati come supporto nella progettazione di soluzioni ad alta eco-efficienza cioè a basso impatto ambientale e ad alto valore economico e competitivo e d’ora in poi, azienda e clienti con un unico indicatore potranno conoscere l’impatto di ogni singolo prodotto e di conseguenza fare scelte più consapevoli e responsabili.

Pool Pack Industria S.r.l. è un’azienda con sede a Sabbione di Reggio Emilia specializzata nella produzione di sacchetti in carta di alta qualità, neutri o stampati, prevalentemente destinati al confezionamento al banco dei prodotti da forno. L’azienda nasce nel 2003 ed è un’unità produttiva del Gruppo Pool Pack.

Il Gruppo Pool Pack è costituito da imprese commerciali e si occupa di rispondere a tutte le esigenze della distribuzione moderna, dalla produzione, trasformazione alla stampa e commercializzazione del packaging, offrendo al cliente un prodotto/servizio di elevata qualità e personalizzato secondo le necessità. La presenza capillare su tutto il territorio italiano con oltre 130 agenti, ed una profonda conoscenza dei mercati locali, hanno permesso al gruppo di competere sui mercati internazionali.

 

OBIETTIVI

L’azienda Pool Pack ha dato vita al progetto “Un mondo sostenibile è un mondo possibile” con l’obiettivo di proporre sul mercato nuove linee di imballaggi alimentari green, caratterizzati da elevati standard di sostenibilità a livello ambientale, sociale ed economico.

 

SOLUZIONE

Innanzitutto, per la produzione dei sacchetti l’azienda ha deciso di utilizzare esclusivamente carte certificate PEFC™ e/o FSC®, cioè materie prime di origine legnosa provenienti da foreste certificate in quanto coltivate in modo responsabile nel rispetto di regole che tutelano l’ambiente, diritti delle popolazioni indigene e logiche di sostenibilità economica.

Inoltre, l’azienda ha incaricato Seprim per realizzare uno studio che permettesse di confrontare l’impatto dei sacchetti di carta, con e senza finestra di plastica, sul cambiamento climatico. Il parametro usato per quantificare tale impatto è stato quello della carbon footprint.

 

Che cos’è la carbon footprint

La Carbon Footprint è un indicatore che consente di quantificare le emissioni di gas ad effetto serra (GHG) attribuibili ad un prodotto o ad un’organizzazione esprimendole in Kg di CO2 equivalenti.  In particolare, la Carbon Footprint di un prodotto quantifica l’impatto sul cambiamento climatico associato al prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime, ai processi produttivi impiegati, fino allo smaltimento finale del prodotto. L’attività e le modalità di calcolo e di comunicazione della carbon footprint sono definite dalla norma ISO 14067 che attualmente costituisce il principale standard di riferimento del mercato.

La determinazione della carbon footprint di un prodotto ha comportato un’analisi complessa delle materie prime, del loro trasporto, dell’impiego di risorse energetiche in produzione, emissioni generate dall’utilizzo del prodotto, fine vita con riciclo, smaltimento, ecc.

 

LO STUDIO

Lo studio ha preso in considerazione due linee di prodotti, il sacchetto in carta kraft neutro e il sacchetto in carta kraft con stampa a 5 colori, in 11 differenti formati (dimensioni del sacchetto).

Per il formato 20 x 40, quello prodotto in maggior numero di pezzi, sono state analizzate la variante con finestra trasparente in polipropilene coprente la metà di un lato del sacchetto, e la variante con finestra trasparente sull’intera superficie di uno dei lati del sacchetto.

Per il formato 10 x 72, quello impiegato comunemente per il confezionamento della “baguette”, sono state analizzate le varianti con finestra in polipropilene e quella con l’innovativa finestra in carta speciale trasparente Pergamin.

I prodotti oggetto dello studio sono stati complessivamente 26.

Lo studio del ciclo di vita del sacchetto per il pane è stato articolato in 4 fasi:

  1. Analisi delle materie prime: il sacchetto viene realizzato con 3 o 4 componenti a seconda che sia presente o meno la finestra in plastica:

In seguito all’analisi della composizione di ogni materia prima, sono state quantificate le emissioni di Gas CO2 equivalenti generate dalla loro produzione. Inoltre, è stato preso in considerazione anche il tragitto che le materie prime compiono per arrivare allo stabilimento di produzione del sacchetto al fine di stimarne le emissioni.

  1. Analisi delle attività di fabbricazione del sacchetto in carta: sono state effettuate misurazioni per rilevare le emissioni di gas ad effetto serra associate ai consumi energetici, alle emissioni, scarti ed i rifiuti generati. Lo studio ha inoltre considerato l’incidenza, sulla carbon footprint, delle differenti tipologie di imballi utilizzati per il confezionamento dei sacchetti.
  1. Analisi della distribuzione e del trasporto del sacchetto fino all’utilizzatore finale: i prodotti di Pool Pack circolano sul territorio effettuando numerosi passaggi, dal produttore, al grossista del gruppo, dal grossista al magazzino della GDO, dal magazzino GDO a punto vendita. Un aspetto particolarmente significativo emerso dallo studio è stata l’elevata incidenza dei trasporti sulla carbon footprint del prodotto, incidenza risultata superiore a quella generata dai consumi energetici necessari a produrlo.
  1. Nell’ultima fase è stato preso in esame il fine vita del prodotto: Partendo dagli studi di mercato più recenti si è potuto determinare che circa l’80% dei sacchetti è destinato a riciclo mentre il rimanente 20% è destinato a discarica o inceneritore. Tale percentuale si riduce significativamente nel caso dei sacchetti con finestra in plastica per la scarsa attitudine nell’utilizzatore a separare la carta dalla plastica. La minore possibilità di essere destinati a riciclo incrementa ovviamente il valore di carbon footprint per tale tipologia di sacchetti.

La fase di fine vita del sacchetto senza finestra incide per il 9,7% sul totale della carbon footprint mentre quella del sacchetto con finestra arriva al 13,5% proprio perché ha minore possibilità di essere riciclato. In generale, questo valore si ridurrebbe al 7% se tutto il prodotto, con finestra o senza, venisse riciclato al 100%.

Per rendere confrontabili i risultati ottenuti con riferimento ai diversi formati, tutti i 26 sacchetti sono stati valutati in relazione a una funzione equivalente, individuando come unità funzionale il volume di prodotto da forno contenuto dal sacchetto, espresso in decimetri cubi. In questo modo si è ritenuto di poter normalizzare il valore delle emissioni del sacchetto in base al volume utile del sacchetto stesso, rendendo quindi il calcolo sostanzialmente indipendente dal fattore di forma e dimensione.

Risultati: Lo studio ha permesso di evidenziare come il sacchetto realizzato al 100% in carta sia da preferire in termini di valore della Carbon Footprint rispetto al sacchetto con finestra in plastica.

Tale evidenza ha portato allo sviluppo di un nuovo sacchetto con finestra realizzata in carta pergamin che garantisce le stesse caratteristiche di visibilità del prodotto contenuto ma ne migliora significativamente il fine vita essendo realizzato in mono materiale (carta 100%) e pertanto destinabile a riciclo senza nessuna operazione di separazione richiesta all’utilizzatore.

Sempre più spesso si sente parlare del bilancio di sostenibilità e dell’importanza che questo ha, non solo per le aziende che hanno l’obbligo di redigerlo, ma soprattutto per chi decide di farlo volontariamente.

 

Che cos’è il bilancio di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità è un documento informativo di carattere non finanziario caratterizzato da un lessico comprensibile, fluido e da rappresentazioni grafiche che l’azienda redige per comunicare agli stakeholder l’impatto della propria attività, sia questo positivo o negativo, sull’ambiente, la società e l’economia.

Non solo, le informazioni contenute nel report vengono utilizzate anche dalla stessa azienda per definire meglio la propria strategia, per valutare opportunità e rischi e per individuare le tematiche più significative su cui concentrarsi per offrire prodotti e servizi ispirati a una maggiore sostenibilità.

 

Normativa

La comunicazione di informazioni di carattere non finanziario è disciplinata a livello europeo dalla direttiva 2014/95, recepita in Italia dal D.Lgs n. 254 del 30 dicembre 2016.

Al contrario del bilancio d’esercizio, che è obbligatorio per tutte le aziende, il bilancio di sostenibilità è obbligatorio solo per banche, assicurazioni e, per tutte le imprese commerciali quotate e con un numero di dipendenti superiore a 500, che abbiano conseguito o un totale dello stato patrimoniale pari a 20 milioni o ricavi al netto di vendite e prestazioni di almeno 40 milioni.

Ad oggi, la legge non prevede ancora un modello unico a cui attenersi nel redigere il report ma esistono diversi organismi a livello internazionale che hanno definito i propri standard e principi di rendicontazione. L’organismo più noto è il Global Reporting Initiative, l’associazione nata proprio con l’intento di accompagnare le aziende nel comunicare l’impatto che queste hanno sulla sostenibilità e scelta dalla maggior parte delle aziende italiane obbligate a redigere questo tipo di rendicontazione.

Gli altri organismi di rendicontazione sono il Sustainability Accounting Standards Board, S.A.S.B. di orgine anglosassone, il Gruppo italiano di Studio sul Bilancio Sociale, G.B.S, e l’International Integrated Reporting Council, I.I.R.C.

Recentemente, anche la Commissione europea è intervenuta in materia di bilancio di sostenibilità, presentando una proposta di direttiva con regole comuni per rendicontare le informazioni sulla sostenibilità delle aziende e che estenderebbe l’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità a tutte le grandi imprese quotate e non quotate a purchè abbiano più di 250 dipendenti, con l’obiettivo di portare la rendicontazione sulla sostenibilità allo stesso livello della rendicontazione finanziaria.

 

Bilancio di sostenibilità per le PMI

Il bilancio di sostenibilità può essere redatto anche su base volontaria dalle piccole medie imprese che vogliono comunicare il proprio impegno in ambito socio ambientale. Misurare e rendicontare il proprio impatto induce l’azienda ad incorporare i principi di fondo della Responsabilità Sociale d’Impresa e di conseguenza a comportarsi in modo responsabile.

I benefici per le PMI che comunicano informazioni legate alla sostenibilità sono riconducibili a:

Seprim fornisce supporto nella redazione del bilancio di sostenibilità. Contattaci per avere maggiori informazioni.

Gubela spa da più di 50 anni produce, fornisce, e si occupa della posa in opera di segnaletica stradale orizzontale, verticale, complementare, luminosa, arredo urbano e di barriere di sicurezza. L’azienda predispone anche piani di segnalamento, oltre a progettare e sviluppare gli stessi materiali usati per la segnaletica. Ad oggi, Gubela è diventata una realtà di riferimento per il settore ed offre i suoi servizi anche sul mercato estero.

Gubela crede che la sicurezza dei dipendenti sia un elemento fondamentale per il successo di un’organizzazione e per rispondere alle diverse esigenze delle parti interessate, la direzione ha scelto di mettere a disposizione risorse organizzative, strumentali ed economiche per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro.

L’azienda si è posta come obiettivi:

 

LA SOLUZIONE

Per il conseguimento degli obiettivi Gubela si è affidata a Seprim per passare da un sistema di gestione OHSAS 18001 ad un sistema conforme alla ISO 45001:2018. Sebbene l’OHSAS 18001 attestasse già la conformità del sistema di gestione della sicurezza sul luogo di lavoro, questo standard di origine britannica era diffuso solo a livello “locale” e non godeva della notorietà che invece oggi viene riconosciuta a livello mondiale al sistema delle ISO. Questo passaggio, dunque, permetterà all’azienda di avere sistemi di gestione che operino in modo integrato, in linea con i principi delle norme ISO e coerentemente con gli altri standard futuri.

La conformità al sistema ISO agevola la ricerca continua di modalità operative appropriate ed efficienti che consentano di essere tecnologicamente e organizzativamente all’avanguardia. L’adozione di metodologie di lavoro e di controllo atti a prevenire situazioni di pericolo, ed il puntuale rispetto della normativa vigente sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, minimizzano la probabilità di accadimento degli incidenti sul lavoro.

Gubela partecipa anche alle iniziative promosse dalle associazioni datoriali per far conoscere le attività aziendali al territorio, ospita scolaresche ed organizza incontri per diffondere la cultura e la consapevolezza sulla sicurezza stradale. Queste attività vengono organizzate con l’intento di incidere positivamente su quella componente di rischio esterna e non direttamente controllabile dall’azienda, cioè il traffico stradale, pericolo a cui sono esposti i lavoratori ogni volta che operano fuori dall’azienda.

INCONTRO FORMATIVO

A seguito dell’approvazione in data 31 dicembre 2020, del Dlgs n.183 “decreto mille proroghe” è stato sospeso fino al 31/12/2021 l’obbligo etichettatura ambientale dell’imballo introdotto dal D.lgs. N°.116 del 03/09/2020.

Tale sospensione riguarda però esclusivamente la prescrizione di fornire una “corretta informazione ai consumatori sulla destinazione finale degli imballaggi” (in sostanza a quale tipologie di rifiuto destinare l’imballo a fine vita) mentre rimane in vigore “l’obbligo di indicare, ai fini della identificazione e classificazione dell’imballaggio, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE”.

Seprim srl organizza un corso di formazione gratuito in accordo con APINDUSTRIA Mantova rivolto a produttori ed utilizzatori di imballaggi per fare chiarezza sulla novità introdotte dalla disciplina e per supportare le aziende nell’adeguare li propri prodotti ai nuovi obblighi normativi.

Durante l’incontro verranno illustrati i contenuti della normativa e fornite indicazioni circa le modalità di applicazione. Saranno inoltre  approfonditi i contenuti delle linee guida fornite dal CONAI, che costituiscono, ad oggi,  un’interpretazione condivisa della norma e un utile riferimento tecnico.

 

Argomenti trattati durante l’incontro:

Relatore: Dott. Pierpaolo Freddi, docente e consulente in sicurezza dei materiali da contatto con gli alimenti.

Iscriviti

Per maggiori informazioni scrivi a info@seprim.it

MOCA: Materiali e oggetti a contatto con gli alimenti

INCONTRO FORMATIVO

Mercoledì 24 febbraio ore 16:00 in streaming

Seprim srl organizza un corso di formazione in accordo con APINDUSTRIA Mantova rivolto ai produttori e utilizzatori di macchine, impianti e attrezzature destinate al trasporto o alla lavorazione di alimenti, per chiarire quali siano i requisiti di sicurezza alimentare previsti dalla normativa MOCA (materiali a contatto con alimenti).

Durante l’incontro saranno illustrati i requisiti di conformità previsti dalle normative e verrà analizzata la documentazione che i produttori devo rilasciare per garantire la conformità dei loro prodotti.

 

CONTENUTI

Impianti ed attrezzature a contatto con gli alimenti:

 

Relatore : Dott. Pierpaolo Freddi, Docente e consulente in sicurezza dei materiali da contatto con gli alimenti.

Quota di partecipazione: € 40 + Iva.  L’iscrizione di più partecipanti per azienda comporta comunque il versamento di una sola quota.

Per maggiori informazioni scrivi a info@seprim.it

Copyright 2021 | Seprim
Via Grazioli, 30 | Mantova
PEC seprim.srl@legalmail.it
P.Iva 02479700201

Benvenuti.

Accedi all'Area Riservata